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Paolo Collivadino - The Future of Events
Autore: redazione Progetto Energia Efficiente

Il dottor Paolo Collidavino è un chirurgo ortopedico, ma da quando il Covid-19 ha fatto ingresso nella sua e nelle nostre vite, ha dovuto rispolverare i libri di medicina e tornare a fare il medico in senso lato.

Fin dall’inizio mi sono preoccupato di capire cosa si potesse fare dal punto di vista della prevenzione – ha raccontato il dottor Collidavino a The Future of Events, il ciclo di webinar dedicato agli attori dell’event industry -. Nella primavera del 2020 mi sono dedicato ai test sierologici nelle aziende, in previsione della riapertura prevista per inizio estate. Quando in autunno è arrivata la seconda ondata, in Italia sono arrivati i primi tamponi antigenici rapidi, e ho deciso di provare a utilizzarli in contesti di screening aziendale e screening di comunità per poter effettuare un’azione di prevenzione”.

I tamponi antigienici rapidi in alcuni contesti sono stati molto criticati. Ovviamente bisogna farne un utilizzo intelligente, abbinandoli a un riscontro anamnestico del paziente – continua il dottor Collivadino -. Nell’ambito di uno screening bisogna aver ben presente quale può essere l’incidenza di una circolazione del virus, ed effettuare tamponi con una certa cadenza. Molte aziende con cui collaboro, in primis Aggreko Italia, hanno deciso di effettuare ciclicamente importanti azioni di screening grazie alle quali riusciamo a contenere e a prevenire sul nascere un’eventuale diffusione del virus. Non dimentichiamo che sono sempre gli asintomatici i più pericolosi – benché involontari – diffusori dell’infezione”.

Come si può organizzare un evento o comunque un’attività che preveda un’inevitabile aggregazione di persone, senza temere di creare nuovi focolai?
Il dottor Collivadino non ha dubbi: “La via più sicura è sottoporre tutti i partecipanti a un tampone prima dell’ingresso. Esistono diverse tipologie di tamponi: il tampone molecolare è in assoluto quello più preciso e affidabile, però pone delle problematiche di processazione in laboratorio e di tempistiche di risposta che non sempre possono collimare con la finalità dell’azione che viene richiesta. Negli ultimi mesi ho avuto modo di testare soprattutto i cosiddetti tamponi antigienici, ovvero tamponi rapidi di ultima generazione. Lo stesso Ministero della Salute, con una nota, ha assicurato che i tamponi rapidi di ultima generazione possono essere equiparati al tampone molecolare a livello di sensibilità, dato che quest’ultima supera ormai il 98%. I tamponi antigenici potrebbero dunque permettere alle persone di accedere serenamente a contesti di vario tipo, anche e soprattutto lavorativo”.

The Future of Events

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The Future of Events

Paolo Collivadino - The Future of Events“Un’altra novità interessante di cui mi sono occupato in queste ultime settimane è quella dei cosiddetti tunnel di igienizzazione. Si tratta di sistemi di igienizzazione della persona che permettono un abbattimento estremamente importante dei vari agenti patogeni non solo virali, ma anche batterici, infezioni fungine, eccetera. Certo, il rischio zero non esiste, ma con tutte le armi scientifiche e tecniche che abbiamo a disposizione possiamo abbatterlo il più possibile, e ripartire in sicurezza”.

“Come ha dichiarato l’avvocato Luca Daffra nel suo intervento sul ruolo dei datori di lavoro nelle campagne vaccinali, i dati sono chiari: tutte le nazioni in cui la campagna vaccinale è partita con largo anticipo rispetto all’Italia ed è andata avanti con dei ritmi impressionanti (pensiamo a Israele e UK), i dati hanno dimostrato che l’incidenza del contagio e la diffusione del virus si è ridotta in maniera considerevole.
Per ovvi motivi in Italia la campagna vaccinale si è concentrata inizialmente sulle categorie professionali più esposte (personale sanitario, persone fragili, anziani, ecc.). Tuttavia, nel nostro Paese sono milioni le persone nella fascia dell’età lavorativa che dovranno attendere ancora diverso tempo prima di essere vaccinate. Tutte queste persone potrebbero essere potenzialmente infette e diffondere il virus: ci vorranno ancora dei mesi per raggiungere l’immunità di gregge. Se va bene, ci arriveremo tra l’autunno e la fine dell’anno”.

“Se vogliamo ripartire davvero in sicurezza – conclude il dottor Collivadino – quello che possiamo fare è testare le persone e procurarci tutti quei presidi che ci aiutano a non continuare a diffondere il contagio”.

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