
Recupero delle acque reflue: un esempio di economia circolare
Autore: Mario Bonaita
Secondo il rapporto stilato dall’ISTAT il 22 marzo del 2019, il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile dalle fonti di approvvigionamento presenti in Italia nel 2015 era di 9,49 miliardi di metri cubi, pari a un volume giornaliero pro capite di 428 litri, il più alto nell’Unione europea. L’erogazione giornaliera per uso potabile è quantificabile in 220 litri per abitante, 21 litri in meno rispetto al 2012.
Si tratta di numeri importanti che diventano impressionanti quando pensiamo che buona parte di questi milioni di litri di acqua, dopo essere stati utilizzati per usi civili e industriali, vengono scaricati nel sistema fognario e nei collettori intercomunali. Il destino di tutto questo “oro blu”? Venire irrimediabilmente perduto.
E se fosse possibile recuperare tutta quell’acqua, rendendola nuovamente risorsa per l’ambiente e, in particolare, per l’agricoltura?
La depurazione delle acque reflue è un passaggio fondamentale per la tutela dell’ambiente per due motivi principali:
- gli scarichi delle acque reflue urbane sono la principale causa del divieto di balneazione delle coste italiane;
- il nostro settore agricolo assorbe più del 50% delle acque con una superficie irrigabile (ovvero attrezzata per l’irrigazione) pari a 4.123 migliaia di ettari distribuita tra 572mila aziende.
La depurazione delle acque reflue però non è pura utopia, anzi: grazie alla ricerca, esistono già soluzioni tecniche che la rendono possibile e praticabile. Soluzioni che sono già state testate con successo in zone come la Lombardia (la Regione con la maggior percentuale di superficie irrigata, pari al 20%). A Milano, infatti, i depuratori di acque reflue sono attivi dall’inizio degli anni 2000; prima i liquidi di scarico venivano gestiti da piccoli consorzi privati che disponevano di limitati reticoli in cui affluivano acque particolarmente ricche di sostanze organiche (sicuramente molto fertilizzanti, ma, allo stesso tempo, poco controllate).
Depurazione delle acque reflue: il trattamento
Con l’avvento dei depuratori, le acque reflue non sono più distribuite e disperse sul territorio, ma vengono concentrate per essere trattate.
Se le acque sono depurate vengono immesse nella rete naturale delle acque di superficie, ma se vengono anche disinfettate possono essere veicolate nei reticoli ad uso agricolo. La differenza sostanziale tra queste due tipologie di trattamento è la diversa carica batterica dell’acqua, in particolare la presenza di Escherichia Coli che potrebbe contaminare le colture presenti sul territorio.
Depurazione
La depurazione prevede tre passaggi in cui si combinano chiarificazioni meccaniche e trattamenti biologici:
- Trattamento primario – Si tratta in sostanza di una serie di processi meccanici utili a separare le acque dagli inquinanti più grossolani, e di azioni di insufflazione che consentono di portare in superficie le sostanze grasse e oleose al fine di “scremarle” (assomiglia un po’ alla schiumatura di un brodo troppo grasso).
- Trattamento biologico – In questa seconda fase scoppia la guerra tra i batteri “buoni”, ghiotti delle sostanze organiche che inquinano l’acqua, e i batteri “cattivi”. L’esercito dei batteri buoni può vincere solo se dotato di grandi riserve di energia sotto forma di ossigeno che viene immesso attraverso l’aria compressa: le acque ripulite restano in superficie e i fiocchi di fango attivo – i “cadaveri” dei batteri cattivi – precipitano sul fondo delle vasche di depurazione.
- Trattamento finale – Il terzo trattamento è finalizzato ad abbattere la presenza di sostanze nutrienti come azoto e fosforo; ora le acque possono essere immesse nei corsi naturali ed essere finalmente restituite all’ambiente.
Disinfezione
Per la disinfezione – ovvero la rimozione e la distruzione dei microorganismi patogeni presenti nell’acqua – occorre fare un ulteriore trattamento che prevede l’utilizzo di diverse soluzioni: dai raggi ultravioletti alla declorazione fino, soprattutto, all’insufflazione di ozono.
L’ozono è un elemento chimico composto da tre molecole di ossigeno: non solo ci protegge dai raggi UVA del sole, ma dispone di un alto potere di ossidazione: l’ozono infatti attacca i batteri e penetra nelle cellule ossidandone, cioè neutralizzando, tutti gli elementi essenziali.
L’ozono però è un gas instabile e altamente pericoloso: non può essere conservato, ma deve essere prodotto al momento tramite generatori alimentati da aria compressa. È importante tenere sotto attento controllo le temperature mediante refrigeratori d’acqua chiamati “chiller”, perché quando il generatore di ozono è in azione produce parecchio calore residuo che deve essere prontamente abbattuto; diversamente l’ozono si decompone a causa delle alte temperature facendo venir meno l’effetto sterilizzante.
Solo dopo aver attraversato queste quattro fasi, le tre fasi della depurazione e quella della disinfezione, le acque reflue ormai chiarificate e disinfettate possono essere distribuite nel territorio attraverso i reticoli dei canali e destinate agli usi agricoli.
Contatta l’autore: redazione@progettoenergiaefficiente.it




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