
Autore: Vincenzo Greco Manuli
L’idrogeno è il nostro futuro, la nostra salvezza.
Ne è fermamente convinto Roberto Davanzo, che ha dedicato gli ultimi 18 anni alla ricerca di un metodo per abbattere fumi e consumi, contenendo i costi dei trasporti merci. Una necessità che oggi più che mai tocca tutti i Paesi, tutti i settori e tutte le classi sociali.
Dopo aver dedicato un’intera vita professionale al settore dell’arredamento, nel 2004 Roberto Davanzo è andato in pensione. È stato durante una vacanza nel Borneo che la sua vita ha preso una strada che mai si sarebbe immaginato di percorrere.
“In quella occasione ho conosciuto un gruppo di persone che si occupavano di trasporti di materiali pesanti, come ferro e carbone, dalle miniere al porto – ci ha raccontato Roberto -. Erano in seria difficoltà, perché le strade a loro disposizione erano poche e dissestate, e non c’era la possibilità di fare gasolio lungo il percorso”.
Una volta tornato in Italia, Roberto ha pensato a come dare una mano a quelle persone: “Ho contattato un’azienda modenese che già nel 2009 trasformava i motori diesel in motori a gas. Ho pensato che fosse la soluzione giusta, dato che in Borneo petrolio e gas certo non mancano. Il problema però era che gli impianti costavano molto, e le compagnie di trasporto come quella che mi aveva chiesto aiuto si spostavano di continuo: certo non potevano portarsi dietro l’impianto ogni volta”.
Nel 2014, l’illuminazione.
“Ho cominciato a prendere in considerazione l’idrogeno perché si ottiene dall’acqua, una risorsa che si trova praticamente dappertutto e a costo zero. Ho cominciato a studiare una soluzione e a fare qualche esperimento, ottenendo un primo, importantissimo risultato: riuscire a produrre idrogeno a basse temperature”.
Roberto ha presentato il suo progetto al Politecnico di Milano.
“Erano increduli: normalmente l’idrogeno lo si ottiene dai 90 ai 100°, mentre io riuscivo a produrlo a una temperatura superiore di soli 4° superiori alla temperatura ambiente”.
Una volta ottenuta la certificazione del suo sistema da parte dell’Università, Roberto ha creato i primi macchinari in grado di iniettare idrogeno nei motori diesel, senza bisogno di altri interventi sul motore.
“Il mio primo obiettivo era l’abbattimento dei fumi, e in breve tempo sono arrivato a ottenere un abbattimento del 97% su un furgone. Il mio sistema era in grado di produrre l’idrogeno e consumarlo direttamente, così da non dover creare pericolosi accumuli. Senza bombole, la sicurezza anche in caso di incidenti è garantita al 100%”.
Pochi istanti dopo l’accensione del motore, infatti, l’impianto comincia a produrre idrogeno che, tramite un tubicino, viene portato direttamente al motore. Quando si spegne il motore, il sistema (e quindi la produzione di idrogeno) si blocca immediatamente.
Le applicazioni del sistema ideato da Roberto sono infinite: “Questa tipologia di generatore può coprire una vastità di campi diversi. Ho da poco costruito un grosso generatore che produce 240.000 litri di idrogeno su 24 ore, perfetto per produrre energia elettrica. L’applicazione più interessante e utile per il nostro Pianeta è sicuramente quella nel mondo dei motori: l’idrogeno permette un abbattimento del carburante del 40%, rende il motore più brillante e permette una totale
eliminazione dei fumi (l’idrogeno distrugge anche quel 20% di particelle di gasolio che normalmente non vengono bruciate nelle camere di scoppio). Poter risparmiare così tanto sui costi del carburante potrebbe portare un enorme beneficio a tutti: non solo per tutte quelle persone che oggi sono costrette alla fame, ma anche per tutti coloro che in questo momento storico stanno subendo le conseguenze dell’aumento dei costi del trasporto merce”.
Anche gli effetti sull’usura del motore sono straordinari, assicura Davanzo: “Ho testato il mio sistema su una vecchia Passat con su 500.000 km, e sono riuscito a fare ben 130.000 km senza cambiare l’olio motore!”.
Il fatto di consumare subito ciò che si produce è fondamentale per garantire la massima sicurezza: “Con l’idrogeno è come avere una tigre in casa: se la accarezzi ti fa le fusa, ma se non la tratti nel modo giusto rischi la vita – ci ricorda Roberto -. Bisogna avere un grande rispetto per questo materiale, perché non dimentichiamo che è di costituzione atomica (nello specifico è diatonico quando parte, e monoatomico quando è già scomposto). Non a caso la bomba H è l’ordigno nucleare più devastante mai creato dall’uomo”.
Dopo anni di sperimentazioni e studi approfonditi, oggi Roberto Davanzo è pronto per partire con la produzione del suo sistema, che oltre a essere stato testato e certificato dal Politecnico, è stato anche brevettato. Inoltre, l’elettronica è certificata CE: “Ho creato diversi modelli di generatori da poter usare per la produzione di riscaldamento ed elettricità, e da installare su qualsiasi tipologia di motore termico, in base alla cilindrata. Con un solo litro d’acqua, un’auto può percorrere fino a 1.000 km risparmiando un 30-40% di carburante. Questo sistema è applicabile anche nel navale: ho impiantato un rack con 12 celle di idrogeno persino su una barca da pesca, e parliamo di un motore Perkins da 36.000 di cilindrata”.
Trovare il modo di produrre idrogeno a basse temperature, consumando quindi pochissima energia elettrica, è costato a Roberto Davanzo anni di notti insonni. A muoverlo, però, è sempre stata la convinzione che l’idrogeno fosse il futuro: “Non l’ho mai fatto per guadagnarci qualcosa: riuscire a creare e testare con successo il mio sistema, mi ha dato una soddisfazione che nessuna somma di denaro potrebbe comprare”.
motore a idrogeno

















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