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batterie al sale

batterie al sale

Autore: Massimo Cavaliere

Batterie al sale.

È così che vengono definiti gli accumulatori al sodio/nichel per la cui produzione non è necessario impiegare qualche esotico e costoso composto chimico, ma basta del semplicissimo cloruro di sodio.

Batterie al sale: vantaggi e applicazioni

Grazie a queste batterie innovative, che rappresentano una più che valida alternativa alle batterie al litio, è possibile garantire la massima sicurezza all’utilizzatore del prodotto a cui vengono applicate: non essendo chimicamente pericolose, le batterie al sale non possono incendiarsi o esplodere, come invece può accadere con quelle al litio.

Anche le prestazioni sono più affidabili: dovendo lavorare a temperature di esercizio elevate, le loro performance sono del tutto indipendenti dalla temperatura dell’ambiente in cui si trovano.

Un ulteriore vantaggio è quello della durata: le batterie al sale possono durare anche 15 anni, mantenendo per tutto il tempo una capacità costante di effettuare cicli di carica e discarica.

Vantando inoltre un’alta densità energetica, la batterie al sale sono anche piuttosto flessibili: la loro adattabilità riduce lo spazio necessario per la loro installazione e, non avendo emissioni, possono essere installate in qualsiasi contesto senza richiedere appositi locali/spazi attrezzati.

Soprattutto, però, le batterie al sale sono sostenibili: non utilizzano materie prime scarse, non emettono gas nocivi e, a fine vita, sono facilmente riciclabili in ogni componente.

Il tutto, naturalmente, a un costo perfettamente in linea con quello di altre tecnologie.

Tutte queste caratteristiche rendono queste batterie adatte a diverse applicazioni: dallo storage di energia generata da fonti rinnovabili come gli impianti fotovoltaici, al backup di energia per garantire la business continuity, fino all’alimentazione di veicoli elettrici (in particolare quelli che richiedono elevati standard di sicurezza, come scuolabus o mezzi destinati al settore minerario).

Come si producono le batterie al sale

Costituite da due parti principali, ovvero il pacco celle (in cui avviene la reazione chimica) e l’elettronica di controllo, le batterie al sale sono decisamente complesse da produrre. Tutto parte dalla costruzione di un tubo ceramico (la reazione chimica avviene a circa 300 °C, e la ceramica consente un isolamento ottimale) che viene riempito con i reagenti (cloruro di sodio e nichel, ma non solo) e poi inserito in una cella in acciaio, che viene serrata ermeticamente tramite saldatura laser. Infine viene assemblata la batteria, inserendo le celle nell’involucro esterno e collegandole in serie o in parallelo, a seconda dei casi. Dopo l’allacciamento dell’elettronica di controllo e il test di carica e scarica, il cassone viene infine richiuso.

Ogni singola fase della produzione delle batterie al sale richiede minuziosi e numerosi controlli qualità. Ogni batteria, per esempio, dopo l’assemblaggio viene inserita in un apposito forno per verificarne il funzionamento a diverse temperature di esercizio.

Questo però porta a un grande vantaggio: oltre a essere le più sicure ed eco-friendly batterie sul mercato, le batterie al sale permettono di fornire, gestire e accumulare l’energia senza alcun bisogno di manutenzione.

Al momento l’unica azienda che produce batterie al sale è la FZSoNick.

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