Decreto Legislativo 102 del 2014

Decreto Legislativo 102 del 2014: opportunità per le aziende

Autore: Luciano Telli

Grazie al Decreto Legislativo 102 del 2014, il 2015 è stato un anno “spartiacque” relativamente alle attività in ambito Efficienza Energetica.

Con il recepimento della Direttiva Europea 27/12 tramite il Decreto Legislativo 102 del 2014, per la prima volta una serie di soggetti (Grandi Imprese e Aziende “Energivore”) sono entrati in uno schema di obbligatorietà finalizzato alle gestione razionale dell’Energia, in cui il primo passo è rappresentato dalla necessità di realizzare entro il 5 Dicembre 2015 una Diagnosi Energetica conforme alla norma UNI CEI EN 16247-1/2/3/4 da riaggiornare con cadenza quadriennale o, in alternativa per i soggetti più maturi dal punto di vista della gestione energetica, di implementare un Sistema di Gestione dell’Energia certificato secondo lo schema UNI CEI EN ISO 50001:2011.

Decreto Legislativo 102 del 2014: obbligo o vantaggio?

Il Decreto Legislativo 102 del 2014 è stato in realtà una grande opportunità per le aziende, poiché ha vincolato soggetti che comunque hanno spese energetiche rilevanti (sia in valore assoluto sia come % di incidenza rispetto al fatturato) ad analizzare i propri consumi energetici non solo in ottica quantitativa ma soprattutto qualitativa, discriminando sia QUANTO performano gli impianti sia COME gli stessi vengono utilizzati.

Il valore aggiunto di questa attività è che l’attenzione relativa alla gestione del Centro di costo Energia si è spostato progressivamente da un fattore esogeno al controllo dell’azienda ( il costo dell’energia espresso in €/kWh) al fattore endogeno (volume di energia consumata a parità di output produttivo).

Ed è proprio sul fattore endogeno che insiste la strategia di efficientamento energetico.

Spesa energetica aziendale (€) = Costo Energia (€/kWh) * Volume consumato (kWh)

Quello diagnostico è il primo step che si deve fare per mettere in pratica le ipotesi di intervento listate nei Piani di Azione che, insieme agli EnPI (Indicatori di Prestazione Energetica), sono l’output principale delle Diagnosi Energetiche. Non solo la prosecuzione delle attività è strategica, ma anche obbligatoria nelle intenzioni del legislatore in quanto il Decreto Legislativo 102 del 2014 dispone che le aziende energivore debbano implementare gli interventi suggeriti in Diagnosi (art.8 comma 3) in tempi ragionevoli.

È fondamentale a questo punto discriminare il livello qualitativo dei dati che sono serviti da input alla diagnosi: infatti, in assenza di un sistema di monitoraggio energetico che, in un logica top-down, consenta di parzializzare i consumi principali via via verso i centri di costo più residuali e quindi la puntuale allocazione degli stessi, la Diagnosi Energetica deve ricostruire i consumi utilizzando informazioni dall’alto livello di aleatorietà, mappando tutti gli impianti e stabilendo dei fattori di carico, di contemporaneità e le ore di funzionamento degli stessi, stimando quindi ciò che in presenza di sistemi di monitoraggio viene misurato (bottom-up).

Decreto Legislativo 102 del 2014

La seguente tabella evidenzia i pro e i contro dei rispettivi approcci:

Decreto Legislativo 102 del 2014conservativo sv proattivo

Rispetto ai due scenari proposti l’approccio operativo relativo al Piano di Intervento disposto dal Decreto Legislativo 102 del 2014 deve essere necessariamente differenziato poiché, nel caso di assenza di sistema di monitoraggio:Decreto Legislativo 102 del 2014

  • non sarà possibile intervenire sull’identificazione e sulla gestione degli sprechi energetici (tutti quei consumi non direttamente o indirettamente collegabili ad un output produttivo); tali interventi, tipicamente gestionali e a costo incrementale “quasi zero”, sono i primi da veicolare per intervenire sugli stili di consumo sbagliati e minimizzare quindi gli sprechi, creando così la prima provvigione di risparmio senza particolari sforzi;
  • anche gli interventi relativi all’ottimizzazione tecnologica, evidenziati nel Piano di Intervento, scontano una elevata aleatorietà (stime/calcoli) dei dati di input negli studi di fattibilità: dal momento che essi prevedono solitamente l’investimento da parte del Cliente, l’approccio migliore per massimizzare il ritorno per ogni Euro investito è basare tale esborso su informazioni certe e misurate;
  • nella maggior parte dei casi non si dispongono delle informazioni necessarie per procedere alla rendicontazione dei risultati degli interventi/investimenti fatti, impedendo così l’accesso all’eventuale incentivo collegato all’intervento (TEE) oltre che al corretto controllo dei tempi di ritorno dell’investimento;
  • a livello di Controllo di Gestione l’allocazione del peso della componente energetica rispetto alle altre componenti di costo per ogni tipologia di prodotto/servizio erogato è stimata, non consentendo quindi una puntuale e corretta valutazione.

A tutte queste considerazioni di carattere tecnico-gestionale si aggiunge quanto sancito dalla Circolare di “Chiarimenti in materia di Diagnosi Energetiche alle imprese” pubblicata dal MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) a Maggio 2015 dove, coerentemente con un percorso virtuoso di aumento della qualità delle informazioni a disposizione dell’azienda e degli auditors per le future Diagnosi Energetiche, viene prescritto che:

In conclusione, la qualità dei risultati scaturiti dalle attività di Diagnosi è direttamente proporzionale alla qualità delle informazioni a disposizione, e tende a massimizzarsi quanto più il controllo su tali informazioni è preciso e supervisionato con logiche analitiche inattaccabili, il cui range di efficacia è evidenziato dalla tabella sottostante.

Contatta l’autore: luciano.telli@progettoenergiaefficiente.it

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