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Come preservare la Business Continuity: un caso reale

Autore: The White Swan

Come una realtà d’eccellenza produttiva italiana è stata in grado di preservare la sua business continuity in seguito ad eventi avversi grazie a un piano di risk management e business recovery che prevedeva il recupero dei dati primari per lo svolgimento della sua operatività e dei suoi fornitori.

Il caso: l’azienda XXX opera da 40 anni nel campo dell’abbigliamento intimo con un fatturato di oltre 27 milioni di euro, in provincia di Vicenza. La sua produzione di circa 16.000.000 capi /anno, è affidata in buona parte a terzisti.

Sin dalla sua fondazione, l’azienda ha affrontato le tematiche delle tipologie di rischi legate alla propria attività, con particolare attenzione alla conservazione e alla sicurezza dei dati, sia dal punto di vista produttivo che di controllo di gestione. Sono stati fatti investimenti considerevoli non solo dal punto di vista assicurativo, sia per il risarcimento di eventuali danni che per la perdita di operatività in generale. Gli investimenti si sono concentrati anche su come scongiurare il rischio di perdita dei dati, in particolare quelli legati ai processi del ciclo produttivo (storico, produttività stimata, ordini, consegne, commesse).

L’imprevisto

A minacciare la business continuity di questa realtà è stato un incendio che ha colpito la sede centrale, e si è sviluppato su un piano intero che è stato completamente distrutto, con tutto ciò che vi era all’interno. I danni sono stati ingenti sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dell’operatività aziendale.

Una volta spento l’incendio, la priorità dei responsabili della sicurezza è stata quella di dare continuità alla produzione e di rispettare le consegne. Per fortuna, l’azienda era dotata di un piano di disaster recovery creato da partner informatici di assoluto livello e da risk manager competenti. La struttura di business continuity prevedeva:

  • Tecnology assessment: un censimento dei sistemi informatici e dei sistemi di applicazione con mappatura di interdipendenza.
  • Business analysis: identificazione e mappatura dei processi, ranking di criticità per la business continuity.
  • Impact analysis: correlazione fra i processi mappati e sistemi IT, definizione parametri Recovery Time e Recovery Point.

La loro lungimiranza in fase di organizzazione ha pagato. L’aver già previsto un doppio back up di tutti i dati (di cui uno in cloud ed uno su server esterno all’azienda) in tempi non sospetti, ha permesso in poche ore di attivare ed inserire all’interno dei processi mappati l’utilizzo di hardware alternativi. Inoltre la delocalizzazione dell’attività, avendo previsto anche il caso di locali inagibili sia per danni da incendio che da fumo, ha permesso di ritornare dopo solo poche ore alla normale operatività.

Obiettivo business continuity raggiunto!

A cura di: The White Swan

Contatta l’autore: redazione@progettoenergiaefficiente.it

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